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Tina Fey a confronto sui femminili italiani

Insocietà, televisione su maggio 7, 2010 a 11:01 am

È capitato che negli ultimi giorni noi Colophon Reader ci ponessimo una domanda: chi sono, in ordine di preferenza, le dieci star di serie televisive che ci piacerebbe di più intervistare? Considerato che sono giorni di Telefilm Festival, la domanda veniva da una riflessione acuta e lunga.

Ho concluso che il mio numero uno fosse decisamente Tina Fey, la donna più spiritosa e intelligente dello spettacolo, idolo personale vero e proprio, sceneggiatrice doc e attrice gustosissima. Ma che ve lo dico a fare? Se anche voi siete appassionati di “televisone” (tra virgolette, perché si tratta di qualcosa in più), le chance sono alte che abbiate guardato 30 rock con la stessa devozione con cui l’abbiamo guardata noi.

In breve, negli ultimi due giorni mi è capitato di leggere non una, ma due interviste a Tina, che è in giro a presentare il suo film con Steve Carrell “Notte a Manhattan”, orribile traduzione di “Date Night”: un film che, se non ci fosse lei, non avrebbe effettivamente ragione di essere degnato nemmeno di uno sguardo alla locandina.

Il primo articolo è di Simona Siri su Grazia: mi sembra di capire che Simona abbia avuto un’intervista privata con i due attori.
Il secondo è di Guia Soncini su Gioia (che ho adocchiato oggi dal parrucchiere): la brava scrittrice invece l’ha incontrata durante una conferenza stampa.

Entrambi gli articoli hanno in comune un assunto fondamentale: Tina Fey è una scassacazzo. Sia la Siri che la Soncini, l’una in maniera più soft, l’altra in maniera più dichiarata (forse proprio perché l’una l’ha vista in esclusiva e l’altra in pubblico) esprimono una certa antipatia verso l’attrice. Pare che dal vivo non faccia ridere per niente, che sia una specie di muro su cui rimbalzano le domande e che risponda per frasi fatte. Gli articoli – visto che si tratta di due donne che stimo parecchio  – sono davvero interessanti e confermano il vecchio assunto di Woody Allen: gli attori comici deludono quasi sempre le aspettative dei giornalisti, perché non fanno ridere.

Per il resto, la Soncini definisce Tina come “la regina d’Inghilterra”, stufa del fatto che tutti passino a baciarle la mano (anche Spielberg); la Siri, cito, sostiene che se “metti due comici nella stessa stanza e non è detto che avrai un’esperienza memorabile, anzi”. Pare inoltre che ogni giornalista debba firmare un documento che gli vieta di “decontestualizzare le affermazioni” della Fey. E la madonna!

In conclusione, il mio sogno di intervistare Tina  si è un po’ offuscato. Sospettavo che un certo livello di fama finisse per fare di chiunque una persona semi-allergica al contatto con la stampa, ma come si dice, I thought she was better than that.

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